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I vini tipici della Sicilia

I vini tipici della SiciliaLa Sicilia è la più grande isola del Mediterraneo e il suo territorio vitivinicolo comprende anche l’arcipelago delle Eolie e l’affascinante e più solitaria Pantelleria (altre isole minori non sono rilevanti per il comparto enologico).

Al giorno d’oggi i vini tipici della Sicilia sono molteplici e sono il frutto di secoli di sapiente coltivazione della vite e di lavorazione dei suoi frutti.

La produzione vinicola siciliana risale infatti addirittura all’VIII secolo avanti Cristo, epoca dei fenici, che poi si diffuse durante la colonizzazione dei greci e continuò a svilupparsi nelle epoche romana e araba.

La superficie vitata è tra le più importanti d’Italia ed è pari a 107.000 ettari. Circa 7 milioni gli ettolitri di vino prodotti.

Per molti, troppi anni la viticoltura siciliana non ha creduto in sé stessa e ha relegato il suo ruolo, in virtù della forte gradazione alcolica dei vini, a produttrice di grossi quantitativi “da taglio”, che prendevano spesso la via del Nord per andare a sostenere la struttura, ben più debole, di vini italiani e francesi.

Nuova credibilità. Dagli anni Settanta la Sicilia ha cominciato a fare progressi, puntando la rotta verso vini di qualità ottenuti con l’affinamento delle tecniche enologiche: da un lato è stato migliorato il vigneto, dall’altro le tecniche di cantina con l’introduzione della vinificazione termocondizionata. Si aggiunga che il clima mite, tipicamente mediterraneo, caldo e ventilato e la natura varia del suolo hanno contribuito a realizzare una sorta di “rivoluzione”, che ha permesso il passaggio dalla quantità alla qualità, valorizzando le potenzialità di alcuni vitigni autoctoni, soprattutto per i vini rossi. La presenza di aziende settentrionali è lì ad attestare il riconoscimento dei meriti e la nuova credibilità che la produzione sicula ha ottenuto.

Tre distretti principali. La vigna siciliana è suddivisa in tre aree importanti: quella occidentale della provincia di Trapani, la Nord-Orientale di Catania e Messina e quella Sud-Orientale di Siracusa e Ragusa. Trapani e la Val di Mazara rappresentano la prima area vinicola per numero di Doc, tradizioni e tecniche utilizzate. La zona di Alcamo, che si affaccia sull’incantevole e suggestivo Golfo di Castellammare, dà vini di alta qualità, soprattutto bianchi, ma anche rosati e rossi (la Doc è stata riconosciuta nel 1972).

Un “liquoroso” straordinario. Uno dei fiori all’occhiello della Sicilia occidentale è il Marsala, che ha tradizione e storia da vendere: occorre andare indietro al 1773, quando il commerciante inglese John Woodhouse, grande estimatore di vini spagnoli e portoghesi, approdò con la sua nave nel porto di Marsala e rimase così impressionato dal vino locale che ne acquistò 20.000 litri, spedendoli in Inghilterra, dove furono lavorati con il metodo “soleras”. Così nacque il Marsala. Il successo fu tale che nel 1796 Woodhouse decise di acquistare in quella zona una tonnara, che trasformò in stabilimento vinicolo. In seguito Benjamin Ingham ebbe il merito di esportare questo straordinario vino liquoroso in Australia, conferendogli quella fama internazionale che ancora oggi conserva.

Affascinanti nettari dolci. Un discorso a parte merita Pantelleria, situata nel Mediterraneo tra la Tunisia e il lato Sud-Ovest della Sicilia. E’ una delle più famose isole vulcaniche del mondo grazie alla bellezza selvaggia della sua terra ma anche per merito dei suoi dolcissimi vini: il Moscato e il Passito Doc, da uve zibibbo (o moscato di Alessandria) raccolte in avanzato stato di maturazione oppure lasciate ad appassire per concentrare gli zuccheri. La vigna viene qui allevata ad alberello raso-terra, in conche scavate per proteggere le piante dai forti venti di scirocco.

Tra le realtà più recenti della Sicilia occidentale ricordiamo le produzioni Contessa Entellina, Santa Margherita del Belice, Sambuca di Sicilia e Contea di Sclafani.

Il risveglio dei vulcani. Il secondo distretto è rappresentato dalla Doc Etna, i cui vigneti crescono all’ombra del vulcano tra Randazzo e Adrano, intorno ai 500 metri di altitudine. I terreni, di origine lavica, amano accogliere soprattutto i vitigni autoctoni rossi, in particolare il nerello, nelle due varietà mascalese e cappuccio. I vigneti dei Peloritani, in provincia di Messina, sono coltivati anch’essi principalmente con uve rosse e hanno la Doc Faro. Nelle isole Eolie, a Salina soprattutto, la Malvasia è una perla dell’enologia mediterranea, che lo scrittore francese Guy de Maupassant definì “il vino dei vulcani”, dal sapore dolce e delicato, proveniente da vigne che crescono su terreni vulcanici ben arieggiati e ventilati. Nonostante negli ultimi anni la superficie coltivata a malvasia si sia incrementata, rimane comunque un vino di nicchia.

La terza area, infine, è da sempre zona di grandi tradizioni: vede le vigne Doc del moscato di Noto e quelle del moscato di Siracusa, ritenuto il vino più antico d’Italia, oggi prodotto in quantità ridottissime. E’ proprio nel Ragusano, in particolare a Vittoria, ma anche nelle province di Catania e Caltanissetta, che è stata riconosciuta l’Unica Docg dell’isola: il Cerasuolo di Vittoria da uve frappato e nero d’Avola, nelle tipologie Normale e Classico.

Le strade del vino. Percorrerle significa conoscere e godersi la Sicilia in modo assolutamente suggestivo. Dodici itinerari che intrecciano storia e arte, bellezze dei luoghi e prelibatezze enogastronomiche: Erice Doc; Etna; Val di Mazara; provincia di Messina; Val di Noto; Castelli Nisseni; Cerasuolo di Vittoria; Terre sicane; Alcamo Doc; Marsala terre d’occidente; Monreale Doc; percorsi della Targa Florio.

Vitigni a bacca bianca: carricante, catarratto, chardonnay, damaschino, grecanico, grillo, malvasia delle Lipari, moscato bianco, muller thurgau, zibibbo (o moscato d’Alessandria).

Vitigni a bacca rossa: cabernet sauvignon, calabrese, frappato, merlot, nerello cappuccio, nerello mascalese, nero d’Avola, nocera, perricone, syrah.

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