Carota novella di Ispica IGP

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Oggi ci spostiamo in provincia di Ragusa, in particolare nel territorio di Ispica, a una trentina di chilometri dal capoluogo, per conoscere la carota novella di Ispica.

Il comune di Ispica, oltre ad essere in lizza per entrare nel novero delle Città tardobarocche della Val di Noto, può infatti vantare il marchio IGP del suo prodotto ortofrutticolo più noto, per l’appunto la carota novella di Ispica.

Si tratta di una carota dalla polpa tenerissima e dal profumo che rivela l’intensa presenza delle erbe coltivate nella zona.

Aspetto della carota

L’ortaggio, la cui nomenclatura è Daucus Carota, è una pianta erbacea (ovvero con un fusto non ligneo) che fa parte della famiglia delle Apiaceae.

Si tratta quindi di uno stretto parente del finocchietto selvatico e del prezzemolo.

In effetti come questi due si tratta originariamente di una pianta spontanea di carattere infestante, che trova il suo ambiente ideale in zone assolate e sassose.

La pianta della carota produce un intreccio di foglie e rami, e col passare delle stagioni su di esse crescono dapprima piccoli fiori bianchi e poi dei frutti disseminati di aculei.

Quella che però arriva nelle nostre tavole, trattandosi di un ortaggio, è chiaramente la radice, di forma cilindrica, che ormai ha assunto il nome dell’intera pianta. La cui caratteristica più comune è inevitabilmente il colore arancione.

Il viola è il nuovo arancione

Ma se vi dicessimo che la carota non è stata sempre arancione?

Avete capito bene: la radice, che ha verosimilmente origine nella regione dell’attuale Afghanistan, presentava infatti un particolare colore viola, ben diverso da quello che ci aspettiamo oggi dalla carota.

In effetti, ancora oggi sono presenti varietà di carota viola, anche in Italia e più precisamente in Puglia.

La carota, ancora della sua tinta originaria, arriva in Europa nel XII secolo, grazie agli arabi che iniziarono a coltivarla nella penisola iberica. Successivamente la sua produzione si diffonde in tutta Europa, anche oltremanica e nelle Fiandre.

In quest’ultima regione, in particolare, troviamo rappresentazioni di scene di mercato dove si possono ammirare ortaggi viola, almeno fino al ‘500.

Nei dipinti fiamminghi di un secolo dopo, invece, le carote viola hanno lasciato spazio a quelle arancioni.

Guglielmo d’Orange e la carota

Proprio a cavallo tra i due secoli va in scena nelle Province Unite la rivolta contro il dominio spagnolo. Questo si concluderà nel 1568 con l’indipendenza della regione.

Questo moto di indipendenza fu portato avanti dalla casa degli Orange, che trovano il loro capostipite in Guglielmo.

Secondo la leggenda, fu proprio per omaggiare la casata (che regna ancora sui Paesi Bassi), che la terra decise di tramutare il colore dell’ortaggio da viola ad arancione.

La leggenda corrisponderebbe in realtà ad una mutazione spontanea dal carattere abbastanza fortuito.

Secondo altre fonti, invece, si trattò di un innesto a dir poco politico, voluto dagli agricoltori. Questi riuscirono a tramutare non solo il sapore, ora meno amaro, ma anche il colore.

L’arancione divenne anche simbolo di un’intera nazione (i cui sportivi vestono ancora la casacca orange).

Diffusione della carota

Oggi la carota è uno degli ortaggi più conosciuti e acquistati, non solo perché protagonista di diverse ricette, ma è anche utilizzata nella produzione di liquori e di prodotti di cosmesi, grazie alla presenza di betacarotene che secondo gli studi favorisce anche l’abbronzatura.

Maggior produttore mondiale è inevitabilmente la Cina, seguita dall’Uzbekistan e dagli Stati Uniti.

La carota novella di Ispica

Questa particolare varietà di ortaggio ha invece una storia piuttosto breve, in quanto arriva nel territorio ragusano soltanto negli anni ‘50 dello scorso secolo.

Tuttavia, nel giro di pochissimi anni il marchio assume una grande notorietà, tanto che secondo diverse fonti gli importatori europei ne riconoscevano subito l’arrivo sui banchi dei mercati grazie al loro odore caratteristico.

Ma non solo, la carota novella di Ispica è riconoscibile anche grazie al suo esterno lucido e di un intenso arancione, e anche alla tenerezza della polpa cui fa da contrapposto un interno fibroso, che rendono l’esperienza degustativa di questa specialità assolutamente unica

La carota novella di Ispica: la fortuna di una raccolta precoce

Ma forse, la peculiarità più distintiva della carota novella di Ispica, e quella che ne determina la fortuna, è il suo periodo di raccolta.

La carota giunge a maturazione già a febbraio, e per questo si definisce novella. Questo lo si deve al clima della zona di Ispica, che è probabilmente la più assolata d’Italia e d’inverno è caratterizzata da un clima mite che favorisce la sua precocità.

Ovviamente fa tanto anche l’unicità dei terreni di una zona che tocca ben 4 province (Ragusa, Siracusa, Catania e Caltanissetta). Sicuramente il clima del luogo è il punto forte della produzione agricola del posto.

Usi della carota novella di Ispica

Dopo la raccolta, che inizia come detto subito dopo San Valentino e si protrae fino all’inizio dell’estate, questa eccellenza viene venduta nei mercati di tutta Europa.

Essa è riconoscibile, oltre che dalle caratteristiche sopra accennate, anche dal marchio IGP ottenuto nel 2011.

Ideale per apprezzarne a pieno il gusto sarebbe quello di mangiarla cruda o cotta al vapore. È anche vero che la carota novella di Ispica si presta all’utilizzo in diverse ricette della cucina tipica siciliana, come nella salsa stemperata o nel ciaki ciuka di Pantelleria, ma anche nella realizzazione di confetture.

Curiosità

Come già ampiamente raccontato, la carota era originariamente viola e diventa quella che noi conosciamo in Olanda.

Ma non è l’unica curiosità riguardante questa pianta, che pare avere proprietà afrodisiache, in particolare accrescendo la fertilità maschile.

Non solo, una leggenda vuole che si raccoglie un fiore di carota in una notte di luna piena, questo ne favorirà il concepimento. Utilizzata inizialmente come foraggio, trova spazio in cucina grazie alla geniale intuizione di Caterina de’ Medici.

La carota è poi protagonista di diversi detti:

Usare il bastone e la carota

Meglio mangiar carote in pace che molte pietanze in disunione.

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